Testo
A Zacinto", 1803, un cuore sospeso,
Ugo Foscolo scrive un addio dal sapore arreso.
L'isola greca, il mare, la culla del mito,
un legame di sangue che non è mai finito.
Siamo a Milano, deluso dal tempo e dalla storia,
Ugo è un soldato che cerca nella poesia la gloria.
Dopo Campoformio, il suo è un esilio politico e interiore,
sentirsi straniero ovunque è il suo vero dolore.
Non è solo letteratura, è vita reale,
Cercare casa in un mondo brutale.
La chiama "Zante mia", col nome a lui familiare,
ma evoca Zacinto per renderla leggendaria e rara.
Lo stile è Neoclassico, marmo e perfezione,
ma pulsa un cuore Romantico, pieno di passione.
Cita Omero e l'Odissea, in una frase che non finisce,
come un'onda del mare che si allunga e stupisce.
Un ponte di versi tra il passato e il moderno,
per rendere il suo tormento un messaggio eterno.
Lui si confronta con Ulisse, l'eroe del ritorno,
ma sa che per lui non arriverà mai quel giorno.
Ulisse baciò Itaca, la sua meta finale,
Foscolo invece ha un destino fatale.
Il pensiero è puro: se il corpo deve restare lontano,
la poesia è il ritorno, è stringere la propria terra nella mano.
Non toccherò mai più quelle rive sacre
dove sono nato e sono stato bambino,
Zante mia, che ti specchi nelle onde greche
da cui nacque Venere, il tocco divino.
Col suo primo sorriso rese fertili quelle sponde,
così che il grande Omero non poté tacere
e cantò il tuo mare e le acque profonde
che videro Ulisse viaggiare e soffrire,
lui che, bello di fama e sventura, baciò la sua Itaca rocciosa.
Ma tu, terra mia, avrai solo questa canzone,
a me il destino ha dato una tomba silenziosa,
lontano, senza pianto e senza una nazione.
Foscolo ci insegna che ovunque tu vada,
le radici sono la tua unica strada.
Oggi come allora, cerchiamo un approdo,
dentro ai ricordi sciogliamo ogni nodo.
Resta la gloria di chi sa ricordare,
Zacinto è per sempre, oltre ogni mare.