Testo
Eugenio Montale, nato a Genova, anno 1896,
non cercava la gloria, ma risposte, lui non scrive di una "lei".
In Liguria, tra il mare e i muri pieni di cocci di bottiglia,
scrive "Ossi di Seppia", la sua prima, vera famiglia.
Lì c’è il sole che scotta, ma non è una bella vacanza,
è il "meriggiare pallido", dove il male di vivere avanza.
Lui non ti dà la formula magica per essere felice, bro,
ti dice: "Non chiederci la parola", io la verità non ce l'ho.
Si sente come un osso di seppia spinto a riva dal mare,
inutile, secco, con troppa fatica per poter respirare.
Ma in quel secco, in quel vuoto, lui cerca la fessura,
i "varchi" nel muro per battere la paura.
Poi arrivano "Le Occasioni", Firenze e la guerra che incombe,
mentre il mondo esplode tra i regimi e le bombe.
Lui inventa il "Correlativo Oggettivo", ascolta bene il concetto:
non ti dice "sono triste", ma ti mostra un cavallo stramazzato che senti nel petto.
Un ruscello che gorgoglia o una foglia che si accartoccia,
l’emozione diventa una cosa vera, una fredda roccia.
C’è Clizia, la musa, un angelo con le ali di cristallo,
che prova a salvarlo da questo mondo allo sbando, in stallo.
Il suo vero nome è Irma Brandeis,
una luce d’oro tra i regimi e i falsi dèi.
Lei è il girasole che non smette di guardare
verso la cultura, mentre il mondo sta per crollare.
Nel 1975 il Nobel, il mondo intero lo acclama,
ma lui resta schivo, lontano dalla banale trama.
Scrive "Satura" per "Mosca", la sua forza, la sua sposa,
miope di fuori, ma dentro vedeva ogni cosa.
Siamo scesi mano nella mano milioni di scale,
perché lei sapeva che il vero mondo è oltre il male.
Oltre le maschere, oltre la cronaca e la sfacciataggine,
lei leggeva la verità dietro ogni singola immagine.
Eugenio ci insegna che sentirsi fuori posto è un valore,
che il dubbio è più forte di chi grida senza dolore.
Oggi come allora, tra i muri e il mare della città,
Montale è il bro che ti sussurra la nuda verità.
Siamo tutti ossi di seppia, ma con la voglia di volare,
cercando il varco giusto per smettere di affogare.