Testo
Capelli rossi, dicevan: "Cattivo, lui ha il malocchio",
Giudicato da tutti soltanto con un colpo d'occhio.
Lavora alla cava, tra sabbia e fatica bestiale,
Per il mondo è un oggetto, un peso, un animale.
Ma sotto quel rosso c'è un'anima che grida forte,
In un sistema crudele che ti spinge alla morte.
Mastro Misciu era il padre, l'unica luce nel buio,
Morto schiacciato in miniera, un tragico addio.
Malpelo scava con rabbia per riavere i suoi panni,
Le scarpe del vecchio, pesanti come i suoi anni.
Non piange, non serve, il dolore lo rende cemento,
In un mondo di vinti non c'è spazio per il lamento.
Poi arriva Ranocchio, fragile, stanco e malato,
Malpelo lo picchia, ma è l'unico che l'ha amato.
Lo scuote, lo insulta: "Impara a lottare o soccombi!",
Perché la vita morde più forte dei nostri rimbombi.
Se sei diverso ti isolano, ti puntano il dito,
Malpelo è il ragazzo che il branco ha sempre tradito.
È il bullismo di oggi, è il pregiudizio che resta,
Quando giudichi un libro dalla copertina in testa.
Lui non è cattivo, è solo un cuore ferito,
In un deserto sociale dove è stato smarrito.
Ranocchio se n'è andato, la febbre l'ha vinto,
Malpelo resta solo, in quel labirinto.
Prende il piccone, entra nel tunnel più nero,
Scomparso nel fango, diventato un mistero.
Nessuno lo cerca, nessuno lo aspetta alla porta,
La sua è una voce che ancora oggi ci scorta.
Non guardare il colore, guarda l'uomo che hai accanto,
Malpelo è un amico che ha sofferto ogni pianto.
Oggi lo chiamano emarginato, ma è un guerriero,
Sii tu la luce che rompe quel buio così nero.