Testo
Nato a Malaga, 1881,
un talento così non l'ha mai visto nessuno.
Pablo Picasso è un prodigio, a 10 anni già vola,
ma le regole gli stanno strette a scuola.
Vola a Parigi, Montmartre è il suo posto,
cerca la gloria, non importa il costo.
Ma il suo amico se n'è andato, il dolore lo invade,
tutto diventa blu, come pioggia sulle strade.
È il "Periodo Blu", facce tristi e povertà,
dipingere il freddo della nostra realtà.
Poi cambia il colore, arriva il rosa e il calore,
saltimbanchi e circo, un nuovo sapore.
Ma Pablo non si ferma, vuole rompere il gioco,
la pittura classica per lui vale poco.
1907, guarda queste donne,
"Les Demoiselles d'Avignon", esplodono le colonne.
Corpi tagliati, maschere, geometrie,
non cerca la bellezza, ma le sue verità e le loro bugie.
Nasce il Cubismo, il mondo lo smonti e lo rifai,
lo guardi da ogni lato e non ti stanchi mai.
Non dipingo quello che vedo, ma quello che penso,
dare al caos della vita un nuovo senso.
Ogni quadro è un pezzo di diario, un frammento,
Picasso è il brand, tra genio e tormento.
1937, il cielo si fa nero,
"Guernica" brucia, il dolore è quello vero.
Bombe sulla Spagna, grida mute nel grigio,
non è un quadro, è un urlo, non è un prestigio.
Un toro, un cavallo, una madre che piange,
la guerra è un mostro che tutto infrange.
Lui dice all'ufficiale che guarda quel pezzo:
"Non l'ho fatto io, l'avete fatto voi questo ribrezzo".
Simbolo di pace, contro ogni dittatura,
Pablo usa il pennello per battere la paura.
Mille donne e mille volti, muse e amanti,
cambiava stile e vita in pochi istanti.
Disegna una colomba, un segno pulito,
per un mondo di pace che non sia ferito.
Oggi usiamo i filtri, i collage sul display,
ma Pablo è stato il primo, il king dei dj.
Ci ha insegnato che per essere un vero artista,
devi guardare il mondo con un'altra vista.
Morto a 91 anni, ma non ha mai smesso,
di restare un bambino, di cercare se stesso.