Testo
1945, il mondo è stanco della guerra,
ma una nuova ombra scende sopra tutta la terra.
Berlino è il centro, la mappa è sul tavolo stesa,
tra USA e URSS inizia una lunghissima attesa.
Non ci sono spari, ma il gelo ti entra nelle ossa,
tra l’aquila di Washington e la bandiera rossa.
A Yalta e a Potsdam si decide il cammino,
si spartiscono le zone, si segna il destino.
La Germania è divisa, il piano è severo,
mentre il mondo si spacca sotto un cielo nero.
Churchill lo grida forte: "C'è una cortina di ferro",
l’Europa è spaccata, prigioniera di un impero.
Gli USA col Piano Marshall portano dollari e aiuti,
Stalin risponde col Comecon, i confini sono tenuti.
Truman vuole il "contenimento", il comunismo va frenato,
nasce la NATO, il blocco atlantico è schierato.
Il Patto di Varsavia risponde per l'Oriente,
mentre Mao in Cina guida un popolo nascente.
Niente scontri diretti, solo guerre per procura,
in Corea e Vietnam la tensione si fa scura.
Si guarda il cielo, si punta dritti alla Luna,
lo Sputnik vola alto, la sfida è fortuna.
Gagarin è il primo, ma l’America non ci sta,
nel 1969 Armstrong sulla Luna arriverà.
Ma sulla terra il rischio resta quello nucleare,
la crisi di Cuba ci ha fatto quasi affogare.
1961, a Berlino alzano un muro nella notte,
famiglie divise e troppe speranze corrotte.
Kennedy grida: "Io sono un berlinese",
per dare coraggio contro le pretese.
Le spie si muovono in ombre silenziose,
tra minacce costanti e mosse pericolose.
Passano gli anni, il sistema inizia a tremare,
Gorbaciov scende in campo, tutto vuole cambiare.
Con Perestroika l’economia prova a rifondare,
cerca strade nuove per poter prosperare.
La Glasnost dà voce e porta trasparenza,
fine del silenzio e della diffidenza.
Il popolo stanco non ha più pazienza,
finisce l'epoca della muta obbedienza.
1989, il muro cade sotto i picconi,
finisce l’incubo, saltano le divisioni.
1991, la bandiera rossa scende piano dal cielo,
il mondo respira, finalmente sparisce il velo.
Questa storia ci insegna che un muro è un errore,
che il mondo ha bisogno di pace e non di timore.
Custodiamo il dialogo come un bene prezioso,
per un futuro unito, più giusto e radioso.