Testo
Trieste, porto di mare, tra la bora e il commercio,
Ettore Schmitz lavora, bloccato nel suo ufficio.
Si firma Italo Svevo, un nome che è un incrocio,
tra radici diverse, il suo solo beneficio.
Non cerca la gloria, fa i conti tutto il giorno,
ma ha un mondo dentro che gli grida intorno.
Anno 1892, il debutto è "Una Vita",
Alfonso Nitti cade, la sua sfida è finita.
Un impiegato stanco che non sa mai lottare,
l'inetto che ha paura persino di sognare.
Davanti alla vita lui preferisce il ritiro,
un eroe sconfitto che non trova il suo giro.
Passano 6 anni, scrive "Senilità",
Emilio Brentani scappa dalla realtà.
Si crede un grande uomo, un intellettuale,
ma è bloccato nei sogni, non sa farsi del male.
Vinto dalla noia e da un amore che è un fake,
resta fermo al palo mentre il tempo fa break.
Incontra James Joyce, cambia la sua prospettiva,
la mente si apre, diventa più viva.
Legge Freud e i segreti della mente profonda,
mentre il vecchio secolo scompare tra l'onda.
Nel 1923 esplode "La coscienza di Zeno",
Zeno Cosini, tra il fumo e il veleno.
Scrive un diario per lo psico, il famoso Dottor S.,
raccontando bugie, fumo e tutto lo stress.
L' "Ultima Sigaretta" stampata su ogni foglio,
una scusa continua per non aver mai orgoglio.
Svevo ci parla oggi, tra ansia e indecisione,
quando ci sentiamo inetti in ogni situazione.
Zeno capisce che la salute è un'illusione,
e che siamo tutti parte di una strana evoluzione.
La vita è inquinata, ma lui trova la via,
usando l'ironia contro la malinconia.
Non vergognarti se a volte ti senti smarrito,
Svevo ci insegna che il "perfetto" è un mito.
Tra i conti dell'ufficio ha trovato il vero,
un inetto geniale che ha vinto il mistero.