Testo
1946, la svolta finale,
ma il viaggio inizia molto prima del traguardo legale.
Non è solo una data, è un cammino di fuoco,
per le donne d’Italia non è stato un gioco.
Dalle piazze di ieri al tuo diritto oggi,
ascolta la storia, guarda con i tuoi occhi.
Inizio ’900, c’è Anna Kuliscioff che grida,
chiede il voto e parità, una folle sfida.
Ma il potere è un muro, l’uomo ha il comando,
e col Fascismo ogni diritto si va soffocando.
Vent’anni di buio, nessuno può più votare,
ma le donne nell'ombra continuano a lottare.
Staffette partigiane, tra pericoli e messaggi,
hanno aperto la strada, forzato i passaggi.
30 gennaio 1945,
l'Italia è distrutta ma la speranza vince.
Il Decreto Bonomi dice: Donne, votate!,
ma c’è un trucco, le leggi sono ancora tarpate.
Potevi votare qualcuno, voto attivo si dice,
ma non potevi essere eletta, una parità infelice.
Ancora un altro passo, un decreto a marzo dell'anno dopo,
perché essere elette era il vero grande scopo.
2 giugno 1946, il Referendum è pronto,
Monarchia o Repubblica? Si chiude ogni conto.
Dodici milioni di donne, la prima volta in fila,
un’emozione che scotta, la forza che brilla.
Ma sui giornali un avviso, strano e perfetto:
Andate a votare, ma non mettete il rossetto!
La scheda andava umettata, la colla era dura,
una macchia di trucco e il voto era spazzatura.
Dalle urne nascono loro, le ventuno sorelle,
le Madri Costituenti, tra le grandi stelle.
Nilde Iotti, Teresa Noce, cuori d’acciaio,
scrivono la legge che ci toglie dal guaio.
Articolo tre: siamo tutti uguali e fratelli,
niente distinzione di sesso, libere dai vecchi fardelli.
Scelsero la mimosa perché è un fiore selvaggio,
nasce tra le pietre, simbolo di coraggio.
Quel segno a matita sulla scheda di carta,
è il motore del mondo, la scintilla che parte.
Oggi sei libera, puoi scegliere e puoi fare,
perché qualcuno, prima di te, ha imparato a lottare.
Rispetta la storia, tieni alto il tuo onore,
il voto è la voce che riconosce il tuo valore.