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Testo
Siamo nel Lazio, una terra antica,
dove il destino fa una gran fatica.
Il fiume Tevere scorre potente,
porta una cesta in mezzo alla corrente.
Dentro ci sono due bimbi gemelli,
abbandonati, ma sono gioielli.
Romolo e Remo, la storia che inizia,
nessuno sapeva di questa notizia.
Si fermano a riva, sotto a un fico,
cercano aiuto, cercano un amico.
Non passa un uomo, ma una Lupa vera,
scende dal bosco, sembra una fiera.
Invece è dolce, li scalda col fiato,
li nutre col latte, un gesto fatato.
Poi arriva Faustolo, il bravo pastore,
li porta alla moglie, li cresce con cuore.
Diventano forti, veloci e scaltri,
più coraggiosi di tutti gli altri.
Sognano in grande, guardando le stelle,
vogliono costruire cose belle.
Tornati sul luogo del loro passato,
decisero: "Qui va fondato lo Stato!".
Ma chi sarà il Re? Chi darà il nome?
Chiesero al cielo il "perché" e il "come".
Guardarono in alto il volo d'uccello,
per stabilire chi fosse il fratello...
più degno del trono, del primo anello.
Remo ne vide sei di avvoltoi,
gridò: "Ho vinto! Siamo noi gli eroi!".
Ma Romolo attese e ne vide il doppio,
dodici uccelli, fu quasi uno scoppio.
Sul Palatino tracciò il confine,
un solco quadrato, senza rovine.
Disse: "Nessuno attraversi il mio muro",
voleva un regno stabile e sicuro.
La storia ci dice che finì col pianto,
ma nacque una forza che destò l'incanto.
Da quel solco a terra nacque la gloria,
Roma quadrata, regina della storia.
Strade, palazzi e un impero gigante,
tutto partì da un cesto galleggiante.
Romolo il Re, la città è la sua,
oggi cammini per la stessa via.
Roma Caput Mundi, un mito reale,
questa è la storia da capitale.