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Testo
Vi porto in un viaggio, allacciate le cinture,
indietro nel tempo, tra le antiche mura.
Siamo in Mesopotamia, terra tra due fiumi,
dove la storia accende i suoi primi lumi.
Quattromila anni prima di Gesù,
nascono i Sumeri, proprio laggiù.
Tra il Tigri e l'Eufrate, l'acqua scorreva,
ma la terra era secca, chi la beveva?
Loro scavarono canali e fossati,
e i campi di grano furono bagnati.
Inventarono l'aratro per smuovere il suolo,
e il raccolto volò, spiccò il volo.
Non c'erano pietre, né alberi grandi,
solo fango e argilla in quei posti landi.
Così fecero mattoni, seccati al sole,
per costruire case, senza parole.
Ma senti questa, è una cosa grandiosa,
hanno fatto un'invenzione davvero preziosa.
Hanno preso un cerchio, l'hanno messo a girare,
è nata la Ruota, per trasportare!
Prima si spingeva con fatica e dolore,
ora il carro viaggiava con molto più onore.
Le città diventarono grandi e potenti,
Ur e Uruk, piene di genti.
Al centro spuntava una torre gigante,
la Ziggurat, alta e importante.
Scalini verso il cielo, per toccare gli dei,
un palazzo sacro, come vorrei.
Ma il regalo più grande che ci hanno lasciato,
è un segno nell'argilla, un tratto marcato.
Non usavano penne, né fogli di carta,
ma uno stilo di canna, l'idea riparta.
Scrittura Cuneiforme, a forma di chiodo,
per segnare le merci, trovarono il modo.
La storia inizia qui, con questo segreto,
tutto ciò che accade diventa concreto.
E se guardi l'orologio che hai sulla mano,
ringrazia un Sumero, non è un caso strano.
Loro contavano sempre in base sessanta,
una matematica che ancora canta.
Se l'ora ha sessanta minuti, lo sai,
è merito loro che non sbaglian mai.
Il cerchio diviso in trecentosessanta,
è la loro scienza, che ancora ci incanta.
Dai mattoni alla ruota, fino alla scrittura,
la loro ingegnosità è una scultura.
Siamo figli dei Sumeri, della loro sapienza,
hanno acceso la luce della conoscenza.