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Testo
Mi chiamo Gaio Giulio Cesare, nato nella Suburra
Dove la lupa di Roma piano sussurra.
Non sono nato ricco, ma con l'ambizione
Di rendere l'Urbe la 1ª nazione.
Studiavo la retorica, parlavo con arte
Sapevo che il destino mi dava le carte.
"Veni, vidi, vici", sono arrivato e ho vinto
In ogni battaglia mi spingeva l'istinto.
Generale invincibile con le legioni
In Gallia ho sconfitto tribù e ribellioni.
Non solo con la spada, ma con la penna in mano
Scrivevo il "De Bello Gallico", in modo sovrano.
Raccontavo la guerra come un giornalista
Per essere di Roma il 1° in lista.
I soldati mi amavano, dividevo il pane
Marciavamo uniti per settimane.
Ma il Senato a Roma aveva paura
Diceva "Cesare, la tua fine è dura!"
Mi fermarono al fiume, al Rubicone
Un confine sacro, guai all'invasione.
Io guardai l'acqua, feci un respiro
Sapevo che il mondo faceva un giro.
Il dado è tratto!
Indietro non si torna, il dado è tratto!
Marciai sulla città, divenni dittatore
Ma volevo per il popolo un mondo migliore.
Guardate il calendario che avete sul muro
L'ho riformato io, per renderlo sicuro.
L'anno di 365 giorni
L'ho deciso io per evitare ritorni.
E il mese di luglio? Porta il mio nome
Perché sono nato lì, ecco il cognome.
Ma il potere troppo grande crea l'invidia nera
Alle idi di marzo cala la sera.
Bruto, figlio mio, anche tu mi colpisci?
La storia insegna che a volte tradisci.
Ma il mio nome non muore, diventa un titolo
Kaiser e Zar, sono io il capitolo.
Da quel giorno in poi, ogni imperatore
Si farà chiamare Cesare, per il valore.
Ho reso Roma grande, un faro nel mondo
La mia storia è vera, scava nel profondo.
Giulio Cesare, ricorda la lezione
Audacia e cultura, la vera rivoluzione.